AIRBNB un terremoto che scuote le grandi città

Se le OTA hanno caratterizzato gli ultimi 10 anni del mondo del turismo online, Airbnb è la realtà che negli ultimi tempi apre scenari inimmaginabili nella platform economy e nella distribuzione dei flussi turistici.

“Il privilegio di trovarsi dappertutto a casa propria appartiene solo ai re, alle puttane e ai ladri.”
Honoré de Balzac

Il successo di Airbnb e il suo sviluppo, ha aperto scenari nuovi su molti fronti.

Ha reso disponibili e profittevoli patrimoni immobiliari che fino ad oggi sonnecchiavano, ha dato disponibilità accessorie alle famiglie a livello economico.

Ha creato problemi sociali come quello dell’inasprimento degli affitti diventati impossibili da sostenere dai residenti e, nelle città universitarie, dagli studenti.

Ha ingolfato i centri storici creando in alcuni casi problemi, per esempio, con la raccolta dei rifiuti.

Airbnb, in un primo momento, delizia gli amministratori locali che flirtano con la piattaforma immaginandosi il facile flusso della tassa di soggiorno, ci si è spinti anche un po’ più in la ipotizzando la piattaforma come un vero e proprio sostituto d’imposta anche per la cedolare secca.

Salvo poi fare un po’ di confusione saltando il pagamento delle rate.

Sempre sotto l’aspetto della tassazione, uno studio di alltherooms.com dal titolo “440 Million Reasons to Tax Airbnb Vacation Rentals” ha messo in evidenza il fatto che, nel mercato Usa, tra la tassazione alberghiera e quella applicata agli host vi è una sensibile differenza dalla quale potrebbe derivare un mancato gettito di circa il 60%.

A livello di viaggi business, il ricchissimo Warren Buffet fu il primo potente a sdoganare Airbnb quando, in occasione dell’annuale riunione dei soci della finanziaria Berkshire Hathaway ad Omaha nel Midwestern, l’uomo d’affari inviò un’informativa ai suoi soci invitandoli a prenotare su Airbnb perché gli hotel, in occasione dell’evento che attirava molto traffico di prenotazioni nel luogo, aumentavano di almeno due volte le tariffe.

Perfino il WSJ si è interrogato sui problemi di revenue che l’improvvisa disponibilità di appartamenti può creare alle politiche tariffarie degli alberghi.

Diverse sono le motivazioni che spingono gli utenti ad utilizzare la piattaforma.

Secondo Daniel Guttentag assistant professor alla Ted Rogers School of Hospitality and Tourism Management la maggior parte lo fa per risparmiare.

Se l’associazione degli albergatori americani si affanna a dimostrare che Airbnb è dannoso per l’economia alberghiera e immobiliare creando anche sacche di illegalità, Statista con un grafico ci rende noto che, per esempio, ad Amsterdam, una delle città dove Airbnb ha maggior successo, dal 2007 ad oggi sono aumentate contemporaneamente le camere d’albergo e gli alloggi disponibili su questa piattaforma.

Secondo Morgan Stanley (che poi è anche un finanziatore di Airbnb) la piattaforma sarà invece sempre più una spina nel fianco degli albergatori.

Senza dubbio quelli che son tutti d’accordo sull’utilità della piattaforma sono la quarantina di finanziatori, soci e soggetti interessati nel capitale di Airbnb che, è importante ricordarlo, non è ancora quotata in borsa, ma con l’ultimo round di finanziamento ha elevato il suo valore a circa 30 miliardi di dollari.

Un terzo del valore di Priceline e all’incirca una volta e mezzo il valore di Expedia.

Per un approfondimento sui numeri di Airbnb in Italia potete consultare questo articolo de Il Sole 24 Ore che però è ottenuto da fonti interne all’azienda americana.

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Robi Veltroni
Comitato di Programma BTO2017 | TEN